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Quel soldato aveva gli occhi colmi di amore,
ma le sue lacrime riflettevano l’odio
di chi gli aveva messo un’arma in mano.
Le sue vesti sporche di sangue senza nome,
il suo corpo odorava di morte e disperazione.
Da qualche parte lo avrebbero chiamato eroe,
da un’altra assassino,
entrambe vere, entrambe false,
entrambe umane.
Ad ogni modo sarebbe stato un dolore costante,
un soldato senza un posto,
con una guerra in testa senza fine.
Così si mise a contemplare un fiore,
forse fu un pensiero matto,
o, ancora meglio, un pensiero gentile.
Il fiore
non lo avrebbe giudicato,
non lo avrebbe maltrattato,
magari avrebbe potuto donargli quello spazio.